Premio Lydia! 2019

Nel 2019 Lydia! seleziona idee per dare vita ad un’opera d’arte originale all’interno di una riflessione critica e di ricerca focalizzata sul tema della vecchiaia.

 

Queste le domande al centro del bando 2019 del Premio:

— Ti piacerebbe vivere per sempre?
— Le immagini che produciamo e condividiamo racconteranno ancora qualcosa di noi in futuro?
— Riesci ad immaginare come sarai a 120 anni?
— Come misuriamo il tempo del nostro corpo?
— Cosa vorrà dire invecchiare nell’era del post-umano?
— Cosa vuol dire invecchiare per un animale?
— Che legame c’è tra il tempo e la produttività?
— Che valore hai il passato in un tempo ossessionato dal presente e dalla velocità?
— La tecnologia ci renderà immortali?
— Il tempo controlla davvero i cicli dei nostri corpi?
— Come archiviamo il presente per farlo diventare Storia in futuro?
— In che modo lasciamo traccia del nostro quotidiano?
— Guardi ancora le tue vecchie foto? Come?
— Cosa vuol dire condividere un ricordo?
— Come sarebbe vivere se non riuscissimo a ricordare quello che viviamo?
— In che modo si sta trasformando il concetto di tempo e il modo in cui lo percepiamo e misuriamo?
— Come cambiano le forme della memoria?

 

Il premio è come sempre intitolato alla memoria di Lydia Silvestri, scultrice allieva di Marino Marini, che per anni ha lavorato negli spazi dove oggi ha sede la Fondazione Il Lazzaretto (che ne promuove il Bando dal 2018).

 



La vincitrice del premio “Lydia!” 2019 è Gaia De Megni.

Lo ha deciso una giuria composta da Claudia D’Alonzo (docente, curatrice indipendente e consulente della Fondazione Il Lazzaretto); Alfred Drago (Cofondatore e presidente della Fondazione Il Lazzaretto); Gianni Moretti (artista); Beatrice Oleari (cofondatrice di FARE e AIR – artinresidence.it); Adrian Paci (artista); Linda Ronzoni (Direttrice Creativa della Fondazione Il Lazzaretto).

Gaia De Megni ha presentato un progetto site specific, San Carlo, installazione performativa ambientata all’interno della chiesa di San Carlo al Lazzaretto a proposito della quale ha dichiarato:
“Il progetto è una rielaborazione del film Fellini Satyricon di Federico Fellini del 1969. Il mio intento era quello di scomporre e ricomporre lo script attraverso delle citazioni. Volevo inserire il tutto in un contesto come quello di San Carlo al Lazzaretto, un po’ come se il cinema si impossessasse del luog,o e l’ho fatto attraverso delle lastre in granito nero assoluto che ho progettato in modo tale che potessero essere appoggiate e che corrispondessero esattamente al perimetro della parte più alta degli inginocchiatoi, quella dove solitamente si appoggiano le mani per pregare.

[…]. Il mio intento era quello di riuscire ad avere un’opera d’arte che in qualche modo si posasse sullo spazio, che non pretendesse un’unicità o di essere osservata da sola, come le opere posizionate in un classico white cube. Volevo che il lavoro entrasse all’interno dello spazio proprio in modo geometrico, quindi come se fosse costruito appositamente per quello spazio ed è ciò che poi ho fatto.”

 

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Questo articolo è stato scritto da Federico Basile