La confederazione delle anime

Sono cresciuta con Rischiatutto di Mike Bongiorno e con mio padre che non mi ha fatto fare lezioni di tennis perché ormai hai scelto atletica. A Rischiatutto c’era la signora Longari esperta di Storia Romana, c’era il concorrente esperto di Dumas padre, quello che sapeva tutto su La storia di Italia dal 1815 al 1900e il professore iperqualificato sui vulcani.
Fa uno strano effetto ripensarlo oggi: siamo più avvezzi a sfarfalleggiare negli ameni campi del sapere piuttosto che a scavare gallerie. E al limite, se proprio c’è da scavare, scaviamo cento gallerie da un metro piuttosto che una da cento metri.
Gli antichi greci la chiamavano polimatia, noi in modo più spregiativo affibbiamo l’etichetta di tuttologo a chi sceglie di non dedicarsi a un solo argomento di interesse. Qualcosa di tutto anziché tutto di qualcosa.
Oggi se vuoi vincere Chi vuol essere milionario devi avere conoscenze in ogni campo, devi poter parlare di qualsiasi argomento. Spaziare, surfando sulla superficie delle onde increspate. I nuovi barbari, dice qualcuno.

La specializzazione rimane però necessaria e imprescindibile se vuoi trasformare un sapere in una professione. Lauree, corsi di perfezionamento, dottorati di ricerca, master. Un curriculum che si rispetti deve esserne zeppo mentre, come suggerisce Wislawa Szymborska, è saggio sorvolare su cani, gatti e uccelli, cianfrusaglie del passato, amici e sogni. Bella la poesia, per carità, ma hai studiato anche il cinese, per caso, che lo aggiungiamo al curriculum?

In Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi si racconta della teoria della confederazione delle anime di Théodule Ribot e Pierre Janet. I due filosofi-psicologi sostengono che credere di essere ‘uno’ che fa parte a sè, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un’illusione: la personalità è come una confederazione di tante anime che si pone sotto il controllo di un io egemone. Nel caso che sorga un altro io, più forte e più potente, questo io spodesta l’io egemone e ne prende il posto, passando a dirigere la confederazione delle anime.

Ogni volta che devo compilare un curriculum io ripenso al dottor Pereira, con la vita fatta di regole e abitudini rigide che all’improvviso viene messa a soqquadro dall’emergere di un nuovo io egemone. Da intellettuale abitudinario e pigro Pereira diventa un coraggioso oppositore della dittatura. Da precisino a rivoluzionario. Mi piace pensare che siamo tutti delle confederazioni di anime. Mi fa tirare un sospiro di sollievo.

Penso alla fortuna di non essere obbligati a essere solo una cosa, per sempre. Di poter avere molte vite diverse dentro alla nostra vita, di poter cominciare come degli esordienti a ogni nuova egemonia emergente.
Certo, ci sono giorni in cui mi dispiace di non essermi specializzata, e non avere un curriculum coi dottorati e i master qualche volta mi fa sentire inadeguata.
Non ho scavato una galleria di cento metri.
Ho scavato cento gallerie da un metro.
Potrei scriverlo nel mio curriculum.
Non ho vinto Rischiatutto e non sono diventata una campionessa di tennis.
Ma c’è ancora tempo per la mia confederazione di anime.
Potrei scrivere così.
Nel mio curriculum.


Bibliografia
Marco Innamorati, Il meccanismo intimo dello spirito. La psicologia di Théodule Ribot nel suo contesto storico (Franco Angeli, 2005)
Henri Bergson, L’evoluzione creatrice (Cortina Raffaello, 2002)
Wisława Szymborska, Vista con granello di sabbia, Poesie 1957-1993(Biblioteca Adelphi, 1998)
Credits
image © Allan McCollum
text © Linda Ronzoni – Direttrice Creativa Il Lazzaretto

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Questo articolo è stato scritto da Federico Basile

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