La vertigine dell’attenzione

21 aprile 2024 / ore 10:00

Il laboratorio durerà dalle 10 alle 15 con una pausa in mezzo.

La coreografa Elisabetta Consonni propone due pratiche di movimento, mutuate a partire da due suoi lavori: Plutone e Il secondo paradosso di Zenone.

La pratica ispirata a Plutone è un esperimento laboratoriale che coinvolge una collettività di persone nell’esplorazione di un paesaggio fatto di interazioni tra centri cinetici, una serie continua di sviluppi concentrici punteggiati da incontri reali e potenziali di corpi nello spazio alla ricerca di equilibrio e cooperazione. Attraverso il laboratorio, vogliamo incorporare individualmente e collettivamente un discorso sull’essere agenti nella tessitura di paesaggi di relazioni.

La pratica ispirata a Il secondo paradosso di Zenone è un esercizio alla lentezza, un piccolo gruppo di partecipanti attraversa un’esperienza che sconvolge i ritmi delle azioni e lo stesso respiro. Il laboratorio apre un piccolo varco spazio-temporale: è una celebrazione del rallentare; una forma di resistenza contro i ritmi di un sistema di produzione e consumo che vuole sempre di più e sempre più velocemente. Rallentare è atto fisico e mentale e allo stesso tempo un’azione politica di cura: significa prendersi il tempo di far virare un’azione altrove, facendo fiorire nuove prospettive di osservazione e di azione; è la presa di coscienza che anche un movimento lento può portare ad un traguardo, senza farci perdere l’esperienza del tragitto. La pratica sarà effettuata in luoghi pubblici esterni.

Entrambe le pratiche sono modi incorporati di aumentare il volume dell’attenzione e della concentrazione per provocare un cambiamento della propria percezione del contesto ma anche dell’atmosfera del contesto stesso. Il mostruoso non ha accezione negativa: è piuttosto la vertigine o lo spavento che si prova verso nel vedere le cose diversamente come solo l’attenzione può portare a fare.


Elisabetta Consonni coreografa tutto, essere umani e disumani, oggetti mobili e immobili, mappe, interstizi e gruppi vacanze spaziali. Tesse reti di relazioni, sottili e forti, come il vetro di zucchero.
Da una formazione in danza e cultural studies in Italia, Londra e Rotterdam, la sua ricerca utilizza la coreografia, organizzata in formati sempre nuovi, come strumento per far accadere spostamenti di attenzione, far emergere relazioni e provocare ribaltamenti di narrazioni. Dal 2013 comincia ad interrogarsi sullo spazio pubblico come luogo di incontro e conflitto tra corpi e norme. E’ direttrice artistica di Festival ORLANDO dal 2024.

Categorised in:

This post was written by Federico