In difesa dei pigri
Camminare per le strade di Parigi con una tartaruga al guinzaglio.
Contemplare il cielo alla ricerca di Cassiopea, Andromeda e il Cane Maggiore.
Dormire più del necessario.
Indulgere nei dettagli minimi del tronco di un platano.
Esplorare il mondo come un gatto.
Ogni giorno da sei anni passeggio con Vito. Vito è il mio gatto che, dopo un incidente in cui ha perso le zampe posteriori, ha ripreso a camminare grazie a delle protesi. Non può più saltare ma è ancora un gatto e esplora il mondo come un gatto. Ogni giorno lascio il telefono in casa e lo seguo nella sua passeggiata nel cortile. È una passeggiata lenta in cui ogni ciuffo d’erba, ogni odore, ogni ombra, ogni impercettibile movimento si deforma prendendo tutto il campo percettivo. Il suo e il mio.
Mentre cammino lenta provando a essere Vito che annusa il bordo del marciapiede come se fosse la cosa più interessante del mondo, o sfrega a occhi chiusi il muso sullo spigolo della scala antincendio sempre nello stesso punto come se fosse la prima volta, mi viene in mente Marcel Proust.
Ascoltatore curioso chiedeva ad amici e conoscenti di raccontare di una cena o del teatro della sera prima a cui lui, per pigrizia, era stato assente. Ma immancabilmente i racconti degli altri erano sempre troppo frettolosi, approssimativi, grossolani.
N’allez pas trop vite, diceva Marcel, précisez, mon cher, précisez!
Nel 2006 esce in Italia una guida, ironica, colta, raffinata, alla nobile arte del dolce far niente. L’autore è Tom Hodgkinson, scrittore e giornalista nonché direttore di The Idler, rivista di culto in cui scrittori e umoristi dissertano sui temi dell’ozio e della pigrizia.
L’ozio come stile di vita racconta in ventiquattro capitoli come opporre l’ozio alla schiavitù della cultura occidentale del lavoro.
In un mondo dominato dall’etica del lavoro, dall’efficienza, da martellanti messaggi che incitano a fare, produrre, guadagnare, consumare, Hodgkinson ci invita a coltivare l’arte della conversazione, contemplare il cielo stellato, indulgere in piccoli vizi, sognare a occhi aperti, dormire più del necessario e passeggiare senza meta: diventare dei flaneur come Walter Benjamin che passeggiava per Parigi col suo taccuino in mano e una tartaruga al guinzaglio, o come Beethoven che scriveva musica nella sua testa mentre andava in giro a zonzo, o Victor Hugo che consacrava la mattina al lavoro sedentario e il pomeriggio al lavoro errante.
I maestri da cui trarre ispirazione sono parecchi.
Robert Louis Stevenson che nel suo saggio In difesa dei pigri del 1877 sostiene che il luogo comune per cui l’ozio sia uno spreco di tempo è un concetto pericoloso messo in giro da gente priva di spiritualità. Ogni persona creativa, scrive, ha bisogno di lunghi periodi di languore, indolenza e occhi rivolti al soffitto per poter sviluppare delle idee.
Oscar Wilde che sostiene che l’inazione è nobile, l’azione è per perdenti, nel suo saggio Il critico come artista del 1890, ribadisce: “l’azione è il rifugio di persone che non hanno assolutamente niente da fare, la sua base è la mancanza di fantasia, è l’ultima risorsa di coloro che non sanno sognare”.
John Lennon che incarna il paradosso dell’ozioso produttivo e che scrisse pezzi come I’m only sleeping, I’m so tired e Watching the Wheels. Nel 1969 rimase a letto con Yoko Ono per una settimana senza fare assolutamente nulla, per la pace mondiale.
Hodgkinson dedica due interi capitoli al restarsene a letto e a tutti gli oziosi che nei secoli hanno indugiato in posizione orizzontale, rigirandosi dall’altra parte quando il mondo li chiamava all’azione. Cartesio che dal suo letto risolveva problemi matematici e che dell’inattività fece il centro della sua filosofia, Sherlock Holmes che all’ennesimo caso risolto rispondeva: “ci sono arrivato standomene sdraiato fra cinque guanciali”, il grande letterato cinese Ou-Yang Hsui che diceva che c’erano tre posizioni in cui scriveva al meglio: sul guanciale, a cavallo e al gabinetto. E Einstein che ha un’idea fondamentale della sua teoria della relatività in sogno.
Ogni giorno io e Vito siamo dei flaneur, bighelloni da cortile, cartografi del trascurabile.
Vito con la stessa saggezza di Proust mi spiega che uno dei vantaggi di non andare troppo in fretta è che il mondo diventa più interessante.
Mi spiega che si può dormire venti ore al giorno e non avere uno scopo. Che il piacere non ha nessuno scopo a differenza del potere.
Che l’ambizione più grande è andare ogni giorno a sfregare il proprio muso, proprio sotto ai baffi, sullo spigolo della scala antincendio. Mentre annusa l’aria con gli occhi chiusi.
Testo scritto da Linda Ronzoni, direttrice di Il Lazzaretto
Gli editoriali del 2025 sono illustrati dall’artista visivo Andrea Q . In direzione del Festival, editoriale dopo editoriale, le sue opere offriranno sguardi intorno al binomio Potere-Piacere.
Per la newsletter di questo mese l’illustrazione di Andrea Q è: “Scrigni preziosi, tesori popolari”.
Categorised in: L'editoriale
This post was written by Federico
13 Comments
Troppo pigro per leggere tutto, ma appoggio l’iniziativa.
Ahahah
Ahahah. Grazie Gaetano.
Che Vito sia benedetto! Bello il binomio potere-piacere. Grazie Linda Ronzoni per l’editoriale piacevolissimo, compresa la selezione di citazioni.
Grazie a te Francesco
Grazie Linda,
le tue passeggiate con Vito, mi hanno riportato alle mie passeggiate con mio Lido, mio padre, uomo lucidissimo e centenario, col quale la domenica mattina camminavo lentamente, seguendo il vento tra le foglie degli alberi, stupendomi di quanto fosse bello il platano davanti a casa ogni volta che ci passavamo vicino e assaporando un buon caffè senza pensare a cosa avremmo fatto dopo. Ancora grazie.
Grazie Ornella, che bel ricordo…
Meravigliosa riflessione
Grazie Maria Rosa
Grazie, assaporo nuovamente la natura e il camminare lento dopo molto correre. Racconto che apre mille immagini e porta a sognare. Infinitamente grazie!
Grazie Elena!
Mi è piaciuta la lettura, come sempre! Però a un certo punto me le aspettavo due paroline sul maître assoluto dei flâneurs: il mio amato Baudelaire
Hai ragione, ma Baudelaire meritava un editoriale tutto per sé, non lo volevo citare così al volo…