La peste è l’ombra dei tuoi passi
La notte è l’ombra della Terra.
Sono su questo pianeta da quasi ventimila giorni e ventimila notti e solo oggi mi rendo conto di questa banale ovvietà che non avevo mai considerato. Ci sono questioni di cui siamo a conoscenza da sempre, da quando a scuola ci hanno spiegato come funziona il meccanismo Terra-Sole-Luna. Chi ruota attorno a chi ecc. Che poi, un attimo, qui la Luna non c’entra niente. Insomma la questione dell’eliocentrismo, Copernico e compagnia cantante, ci siamo capiti.
Eppure credo di avere una mente pre-copernicana, sto al mondo incurante del moto dei corpi celesti, e ho sempre pensato alla notte come a una cosa del cielo non come a una conseguenza di un movimento terrestre.
Deve essere lo stesso approccio magico che ho rispetto alla fascinazione per le ombre o la nostalgia che per i sogni. A volte penso a cos’erano i sogni prima di Freud, un enorme mistero, un messaggio che arrivava dagli dei, una premonizione. I sogni parlavano del futuro anziché del passato, di quello che doveva ancora accadere, non di quello che era già avvenuto. Ecco non vorrei che Freud dopo i sogni mi rubasse anche le ombre.
Se Platone nel mito della caverna racconta di come gli uomini si evolvano scoprendo la luce, Freud ci chiede di guardare nella profondità della caverna, dove ci sono l’oscurità, il buio, il terrore. Ci chiede di indagare la parte oscura della nostra personalità, il perturbante, l’ombra che sembra affliggerci senza scampo. Ci chiede di guardare quello che abbiamo confinato nell’ombra, il rimosso. E fin qui sembrerebbe che Freud le ombre ce le restituisca, non che ce le rubi.
Ma a questo punto ci vorrebbe un confronto con un’analista freudiana perché, potrei sbagliarmi, ma quello di cui mi sento derubata è il mistero dell’oscurità. Va bene scrutare gli abissi, va bene rinunciare alla mia ombra, va bene togliere il velo, far emergere la verità dal nascondimento, dalle tenebre. Ma siamo sicuri che, dopo, il mondo sarà ancora un posto affascinante e misterioso? Forse sarà un mondo con meno sofferenza ma piatto e bidimensionale sotto una luce abbagliante.
Cosa facciamo con un mondo senza ombre?
La mia è una provocazione, ovviamente, perché so per esperienza personale che, per quanto si possa scrutare il proprio abisso e per quanto si possa scandagliare la caverna in lungo e in largo, pure con grande impegno e dedizione, quello che emerge alla consapevolezza è veramente poca roba. Quindi un mondo senza ombre è un’evenienza davvero remota.
Ma mi piacerebbe maneggiare le ombre senza piazzarle sotto il riflettore spietato dell’analisi bensì compiere il miracolo che l’Arte, nei secoli, ha saputo compiere con il buio e la paura, con il misterioso e l’intangibile. Dalla prima volta che un uomo ha tracciato un segno lungo l’ombra del profilo dell’amata su una roccia ed è nata la pittura.
Vorrei svelare e poi tornare a velare. Avere il potere generativo e trasformativo che ha l’arte, che non vuole spiegare né capire. Lasciare le cose immerse in quella sorta di opacità che gli è propria, quella malinconia che, come le ombre, non si risolve tra l’essere luce o essere buio. Perché in quell’ombra, che non è l’oscurità assoluta ma che è una zona di confine, io possa incontrare il mio nemico e il mio migliore amico.
E poi la notte senza averci capito niente seguire l’ombra dei miei passi, camminando nell’ombra della Terra, pensando a Copernico, a Freud e all’allineamento dei pianeti.
Bibliografia
Breve storia dell’ombra.
Dalle origini della pittura alla pop art
Victor I. Stoichita
Il Saggiatore, 2015
La scoperta dell’ombra.
Da Platone a Galileo la storia di un enigma che ha affascinato le grandi menti dell’umanità
Roberto Casati
Laterza, 2008
S. Freud, Il perturbante Pubblicato per la prima volta sulla rivista Imago nel 1919
Credits
image: © Andrea Galvani
text: © Linda Ronzoni – Direttrice Creativa Il Lazzaretto
Categorised in: L'editoriale
This post was written by Federico
4 Comments
Anche Libro d’ombra/elogio dell’ombra di Tanizaki Yunichiro
Sì, molto bello anche il libro di di Tanizaki Yunichiro!
Bellissima e profonda. Grazie
Grazie Serena!