foto di Letizia Battaglia

La peste è una crepa sul muro di casa

La mattina è il momento più difficile ma la maggior parte delle volte lo sguardo allo specchio è distratto e veloce e per fortuna dopo una certa età la presbiopia fa il suo lavoro.
Certe mattine però, che ho dormito male o che ho bevuto un bicchiere di troppo la sera prima o sono in un bagno d’albergo con una luce diversa che mi piove addosso dall’alto, mi scopro con le palpebre gonfie e cadenti sugli occhi, la pelle che cede di fianco alla bocca, il codice a barre sopra le labbra. Codice a barre. La crudeltà di certi sostantivi applicati al corpo. Sono ancora un prodotto appetibile, da comprare?

Ma quella sono io? C’è qualcuno che si riconosce nella propria faccia che invecchia?
L’età anagrafica è come la temperatura atmosferica: c’è quella reale, il conto crudo degli anni, e quella percepita. E come i bollettini meteorologici, da qualche tempo, si disinteressano al reale – a chi importa quanto segna il termometro? – così per l’anagrafe: l’età non ha più nulla di oggettivo, non si invecchia più, vale l’età che ci si sente.
E se tu ti senti sempre vent’anni la tua faccia è lì a dirti il contrario e quindi c’è una guerra da combattere, c’è un danno da riparare, devi fare la tua parte prima che sia troppo tardi!
Combatti i segni del tempo! Ripara le tue rughe!

Per le donne la faccenda è ancora più complessa che per gli uomini. Si sa. Gli uomini hanno stuoli di Sean Connery belli e seducenti fino a novant’anni, le donne vecchie invece possono al limite giocarsi la carta dell’eccentricità come Iris Apfel, ma per restare belle devono restare giovani. Le donne vecchie scompaiono, sono fuori dalla partita.
E se per gli uomini curarsi, tenersi in ordine, è una possibilità per le donne è un imperativo.

Cosmesi deriva dal greco kòsmos che significa ordine. Quindi la cosmesi non ha che fare solo con il bello, ha che fare con il mettere a posto, col sottrarre le cose al caos.
Vado dalla parrucchiera a mettermi in ordine. Non mi sento in ordine. 
Ecco che quindi quelle delle donne non sono semplici rughe, no, sono cedimenti cutanei, come fosse la facciata di un palazzo, una facciata che se cede qualcuno sotto si potrebbe fare male, sei responsabile di un decoro urbano, mica solo della tua faccia.
Se non ti metti il correttore non è che sei distratta, sei colpevole.
Se dimostri la tua età sei una donna pigra, che non si vuole fare carico di mantenere la propria bellezza. Come diceva Helena Rubinstein: Non esistono donne brutte, ma solo donne pigre!
In quanto donna devi rispondere di una funzione sociale non devi rispondere solo a te stessa di quello che fai col tuo corpo. Il canone di bellezza ci impone una forma a cui dobbiamo adeguarci.

Quando sono davanti allo specchio certe mattine se avessi un cugino chirurgo plastico prenoterei una blefaroplastica al volo, e hai voglia a spronarmi con la frase della Magnani, hai voglia a chiedermi perché mai dovrei dimostrare meno dei miei anni…
Ma non ho un cugino chirurgo plastico e la frase di Anna Magnani scuote la donna anticonformista che è in me.
Metto in scena uno psicodramma.
Da una parte la Magnani che urla al truccatore: Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. C’ho messo una vita a farmele! 
Dall’altra una donna fighissima e dalla pelle levigata e soda che recita i più famosi claim delle creme anti-age: Agisci sull’invecchiamento. Riattiva i meccanismi della giovinezza. Per un viso dall’aspetto sempre giovane. Combatti i segni del tempo. 

Ogni volta che allo specchio vedo la mai faccia che invecchia mi ricordo dell’ordine che il mercato della cosmesi si aspetta che io ristabilisca. Mi ricordo della tentazione liberatoria del caos. Delle crepe sul muro. Dei dissesti strutturali. Delle cose che per fortuna mutano, cedono, creano nuovi equilibri.
Anche questa sarebbe una bella cosa da insegnare già dalle elementari. La possibilità di disobbedire ai diktat. La bellezza delle crepe e delle rughe. Il disordine.

Rivendico il mio diritto al disordine.
O forse solo alla pigrizia, con buona pace di Helena Rubinstein.


Bibliografia
Iaia Caputo, Le donne non invecchiano mai (Feltrinelli, 2011)
Chimamanda Ngozi Adichie, Dovremmo essere tutti femministi (Einaudi, 2015)
voltomanifesto.com di Lorella Zanardo e Cesare Cantù,
Credits
image: © Letizia Battaglia
text: © Linda Ronzoni – Direttrice Creativa Il Lazzaretto

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This post was written by Federico

4 Comments

  • Micaela

    Che cosa si potrebbe mai aggiungere a questa narrazione intrisa di ironia , divertente e verace ?
    Niente.
    Solo grazie.
    Neppure io ho un cugino chirurgo plastico.
    Ma mi consolo con l’idea che quando torneremo (quando?) alla banale normalità l’aver indossato per ore e per giorni e per mesi l’odiata mascherina, nei locali e nelle riunioni e all’aperto, alla fine un vantaggio l’avrà avuto…..il farmi dimenticare di guardarmi allo specchio con regolarità.
    Perchè tanto non ce n’era bisogno.
    Panta Rei.

    Detto questo mi dico che è un piacere leggere i tuoi editoriali. Perché sono divertenti e nutrienti.

    Oggi pensavo che alcune delle parole e delle espressioni da te usate in “La peste è una crepa sul muro di casa” – canoni di bellezza, danno, riparazione, disordine, crepe sul muro, nuovi equilibri – starebbero bene in un brainstorming di un corso di formazione.
    Perché è vero che le cose “mutano, cedono, creano nuovi equilibri”.
    E’ il bello della vita, se no, che noia!
    Imparare a disobbedire ai diktat è si “ una bella cosa da insegnare già dalle elementari” .
    Magari immaginandola come una nuova, sensata ed efficace competenza di cittadinanza.

  • Linda Ronzoni

    Grazie Micaela, per le tue parole così generose e per lo spunto a usare le parole per un brainstorming sulla formazione. Chissà. Continua a leggerci e scriverci. Abbiamo bisogno di vederci riflessi da persone come te.

  • Roberta

    Ordine:parola d ordine,essere in ordine, eseguire gli ordini:quali? Quelli delle riviste che sfogli ogni tanto? (e di solito aggiungiamo “dal parrucchiere”…).

    Io non vorrei un cugino o un fratello chirurgo plastico, vorrei una maga e le direi :”lascia il mio fisico com’ é perché mi piace con quello che si porta dentro, conoscenze ed esperienze, ma ridammi le energie e le forze che avevo… tanto tempo fa.”

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