La Peste è una nave senza comandante

Da bambina non ho mai collezionato niente, l’idea del collezionismo in sé la trovavo anche divertente ma poi, dopo pochissimo, mi stancavo, anzi mi dimenticavo, perché stancarsi avrebbe implicato una consapevolezza mentre io tutto sommato non avevo niente contro le collezioni e avrei voluto appassionarmi sul serio. Dopo due anni ritrovavo in mezzo ai miei libri l’album dei francobolli che mia nonna mi aveva regalato a Natale, con i primi tre francobolli già incollati e tre aggiunti da me, staccati dalle cartoline arrivate d’estate dai miei compagni di classe.
Da adolescente ho continuato a non essere interessata alle collezioni, ma la mia passione smodata per certi oggetti aveva qualcosa di ossessivo e vagamente maniacale.
A un certo punto mi ero fissata con le bussole. Lo trovavo un oggetto bello, la bussola, come un orologio da tasca, mi piacevano molto anche gli orologi, ma mi affascinava di più la possibilità di leggere la direzione anziché il tempo, tanto a sedici anni di tempo ce n’è tantissimo; mi perdevo nei dettagli: la forma dell’ago, i disegni sul quadrante, la font delle lettere che indicavano i punti cardinali. Avevo trovato un negozio di nautica in viale Abruzzi che vendeva delle bussole anticate che sembravano veramente antiche e che io mi figuravo essere appartenute a un Comandante del Quattrocento passate di mano in mano e poi ritrovate in un mercatino prima di arrivare nella vetrina di viale Abruzzi.
Forse a sedici anni stavo cercando la mia strada, o forse era un germe di ribellione rispetto alla vita monotona e senza fantasia dei miei genitori, ma io sarei partita subito con il Comandante indomito e avventuroso del Quattrocento, mi sarei affidata a qualcuno che il mare lo conosceva già e che la bussola la usava con maestria.
Quella bussola, che era stata compagna di tante avventure, il Comandante, da vecchio, l’avrebbe passata a suo figlio, che a sua volta l’avrebbe passata a suo figlio e via così fino ad arrivare alla vetrina del negozio di nautica in viale Abruzzi dove io l’avrei comprata per regalarla a un ragazzo di cui ero molto innamorata. O almeno così credevo all’epoca.
Poi anche le bussole come i francobolli hanno perso il loro smalto, ho smesso di passare davanti al negozio di viale Abruzzi e cominciato a dubitare dei Comandanti indomiti e dell’infallibilità delle bussole. Di punto in bianco ho cominciato a mettere in discussione le scale gerarchiche, l’autorità e i punti cardinali.
Ho scoperto che le bussole fanno un sacco di errori, che impazziscono se ci si avvicina ai poli o a una massa metallica che ne attira l’ago magnetico; che un campo elettromagnetico compromette la rilevazione del Nord geografico, che una forte accelerazione o inclinazione può essere un’altra causa d’errore. Sono andata a vivere da sola, ho sentito con sorpresa i legacci che mi tenevano vincolata alla mia famiglia, ho sofferto di labirintite.
In assenza di una bussola gli antichi si orientavano col sole, una volta capito che sorgeva da est e tramontava a ovest, o col muschio sulle piante o coi boschi sulle montagne.
E poi di notte le stelle.
Questo mi piaceva, potersi orientare con le stelle, trovare il proprio Nord geografico grazie alla Stella Polare. Dire lì c’è l’est, là c’è l’ovest, solo guardando il cielo.
Desiderare, de-sideris, è sentire la mancanza delle stelle, stare sotto un cielo buio, in viaggio, e non trovare più la propria strada, aguzzare la vista aspettando che le nuvole si diradino.
In quel buio c’è un bambino che si sveglia di notte all’improvviso col cuore che gli tuona nelle orecchie e allo stesso tempo c’è un adulto che corre a consolarlo e riempie l’oscurità di parole.
Sono qui, sono qui, non aver paura.
Mi è capitato spesso negli anni di sentire la mancanza delle stelle ma non ho mai più sentito la mancanza di un Comandante né tantomeno di una bussola che tanto prima o poi un campo elettromagnetico o una forte accelerazione ti capitano sicuro. L’orologio non lo porto da trent’anni e se sono in viaggio mando delle cartoline ai miei genitori, che non hanno mai viaggiato, o a qualche amico e conoscente. I francobolli li scelgo con cura che non si sa mai possano finire nell’album di qualche insospettabile collezionista.

words © Linda Ronzoni
image © Andrew Neel/Unplash

Questo articolo è stato scritto da Matteo

1 commento

  • Pa0l0

    Ciao Linda, ringrazia Silvia della pubblicità smodata 🙂 Non so giudicare COME scrivi ma in poche righe sei riuscita a stregarmi PER QUELLO DI CUI SCRIVI. Geniale la collezione di bussole ( detto da un simil collezionista di orologi da tasca). Pensavo che alla fine di quel girovagare di fantasia il filatelico fosse logicamente(?) inso …pportabile! 😀 piacc.

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