Categories for Racconti della Peste!

La Peste è il saltimbanco dell’anima mia

È il 1948 Laurence Olivier è un attore teatrale già famosissimo, Hollywood lo corteggia da tempo e lui decide di diventare produttore, regista e attore protagonista di un film che farà incetta di Oscar e di premi internazionali. Circa quarant’anni più tardi mentre il famoso attore britannico lasciava questo mondo, con all’attivo un rilevante numero di mogli, amanti, figli, onorificenze, premi e un incredibile numero di film, io e il mio amico Davide decidiamo di andare a vedere l’Amleto forse al cinema Ariosto, forse al Mexico; ci andiamo con la baldanza con cui a vent’anni affronti certi mattoni indigesti, con quella vitalità inscalfibile dalla noia, dall’angoscia, dal nichilismo di certi classici. Giusto un’ombra poi la vita chiama più forte. Dopo Brazil, Andrej Rublëv, Betty Blue è il turno dell’Amleto di Sir Olivier.

La Peste è essere o non essere

È il 1948 Laurence Olivier è un attore teatrale già famosissimo, Hollywood lo corteggia da tempo e lui decide di diventare produttore, regista e attore protagonista di un film che farà incetta di Oscar e di premi internazionali. Circa quarant’anni più tardi mentre il famoso attore britannico lasciava questo mondo, con all’attivo un rilevante numero di mogli, amanti, figli, onorificenze, premi e un incredibile numero di film, io e il mio amico Davide decidiamo di andare a vedere l’Amleto forse al cinema Ariosto, forse al Mexico; ci andiamo con la baldanza con cui a vent’anni affronti certi mattoni indigesti, con quella vitalità inscalfibile dalla noia, dall’angoscia, dal nichilismo di certi classici. Giusto un’ombra poi la vita chiama più forte. Dopo Brazil, Andrej Rublëv, Betty Blue è il turno dell’Amleto di Sir Olivier.

La Peste è Mr Hyde

Io sono una che in metropolitana se il vicino mi sbircia nel giornale comincio a irritarmi e piego l’angolo della pagina per impedirgli di leggere. E spesso la metropolitana non la prendo proprio, così evito di affrontare il problema del giornale, i problemi di manspreading, sì gli uomini con le gambe larghe, e il mio problema coi confini.

La Peste è una donna che inciampa sui tacchi

Hai messo i tacchi, e cammini ancheggiando con la testa alta e il mento un po’ all’insù, fiera perché la postura fiera col tacco alto è quasi automatica. Incedi con apparente noncuranza, scannerizzando ogni dislivello, buca o inclinazione del terreno davanti a te, eppure, a un certo punto, non si sa come, inciampi.

La Peste è una nave senza comandante

Da bambina non ho mai collezionato niente, l’idea del collezionismo in sé la trovavo anche divertente ma poi, dopo pochissimo, mi stancavo, anzi mi dimenticavo, perché stancarsi avrebbe implicato una consapevolezza mentre io tutto sommato non avevo niente contro le collezioni e avrei voluto appassionarmi sul serio.

La peste è una piccola ape furibonda

cara Alda Merini mi è venuta voglia di scriverti da quando ti ho vista dal Costanzo ma non vorrei che ti arrabbiassi perché hai detto che quando la gente ti ferma e ti dice ti ho vista dal Costanzo tu ti arrabbi perché la gente dovrebbe fermarti e dirti ho letto le tue poesie e non ti ho vista dal Costanzo ma io le tue poesie non so dove trovarle perché nel mio paese non c’è nessuna libreria e allora le ho scritte a mano quello che sono riuscita mentre le leggevi dal Costanzo su un quaderno e la sera le rileggo anche se certe volte faccio fatica a capire la mia scrittura che scrivo da cani sai

La Peste è un pomeriggio vuoto

Se penso a quanto vuoto abbiamo tollerato noi cresciuti senza cellulari, senza mail, senza internet, senza Netflix, insomma noi immigrati digitali. I pomeriggi, sì i lunghissimi pomeriggi estivi tanto per cominciare, a guardare la polvere che brillava nella luce che entrava dalla finestra, che ora mi sembra la roba più romantica del mondo ma che allora mi sarei sparata...

La Peste è un gatto che svanisce

Hachikō era un cane di razza Akita, diventato famoso per la grande fedeltà nei confronti del suo padrone, il professor Hidesaburō Ueno, agronomo giapponese. Dopo la morte improvvisa di Ueno, il cane si era recato ogni giorno, per quasi dieci anni, ad attenderlo, invano, alla stazione di Shibuya, dove l'uomo prendeva abitualmente il treno per andare al lavoro.

La Peste è la riga bianca di un campo da tennis

Non riesco più a trovare quell’intervista in cui David Foster Wallace raccontava della tv via cavo che aveva fatto installare a casa sua, dell’ansia che gli procurava pensare di fermarsi su un canale sapendo che questo gli precludeva la possibilità di verificare cosa ci fosse su tutti gli altri canali. Dopo una serata passata col telecomando in mano a schizzare istericamente da un punto all’altro dell’etere, aveva deciso che basta, non faceva per lui. O forse faceva troppo per lui. 


La Peste è un cane randagio

Quando mi chiedono qual è la cosa più assurda che ho fatto per amore dico senza esitazione, che per una che detesta fare classifiche è un’interessante eccezione, il viaggio in India di sei anni fa!