La peste è una piccola ape furibonda

Spett. Alda Merini
Ripa di Porta Ticinese 47
Milano

cara Alda Merini mi è venuta voglia di scriverti da quando ti ho vista dal Costanzo ma non vorrei che ti arrabbiassi perché hai detto che quando la gente ti ferma e ti dice ti ho vista dal Costanzo tu ti arrabbi perché la gente dovrebbe fermarti e dirti ho letto le tue poesie e non ti ho vista dal Costanzo ma io le tue poesie non so dove trovarle perché nel mio paese non c’è nessuna libreria e allora le ho scritte a mano quello che sono riuscita mentre le leggevi dal Costanzo su un quaderno e la sera le rileggo anche se certe volte faccio fatica a capire la mia scrittura che scrivo da cani sai
cara Alda Merini prendo in mano il quaderno ma solo dopo che mio marito si è girato e dorme leggo quella frase di quando ti hanno portata al Paolo Pini che forse era lo stesso anno che c’ero anch’io al Paolo Pini e di come avevi perso la tua identità aspetta come hai scritto ecco io mi sono innamorata in modo così totale da perdere l’identità anche io mi ero innamorata della vita ma avevo anche paura della vita e sentivo un conflitto dentro al corpo e dentro alla testa che quando poi mi dicevano che ero matta gli dovevo dare ragione che poi matta mi hanno detto che non si dice sulla scheda c’era scritto psicosi puerperale eppure a me sembrava di avere così tanto amore da dare ai miei bambini l’amore c’era di sicuro ma loro erano troppo piccoli andavo in confusione e tutto si agitava nella mia mente tutto era così enorme e poi così piccolo come un punto su un foglio sai
cara Alda Merini lo psichiatra mi diceva dobbiamo rientrare nella normalità sennò le cose prendono una brutta piega parlava al rallentatore da tanto che ero imbottita di medicine chi può rallegrarsi di un corpo assente hai chiesto l’altra sera da Costanzo ma io neanche mi rendevo conto di avere un corpo perché ero come una marionetta spenta che poi anche prima non è che avessi i riflessi così pronti per capire il male quando arrivava ma dopo gli elettroshock ero proprio una marionetta spenta una marionetta sotto sequestro del manicomio nelle loro mani che decidevano per il mio bene vedrai che loro sanno cosa fare per farti tornare a casa perché vuoi tornare a casa vero mi chiedeva mio marito nelle domeniche di visita con certi occhi ma come facevo a rassicurarlo che non lo sapevo nemmeno io se volevo tornare sì sì gli dicevo certo che voglio tornare a casa ma lì al manicomio quando non c’erano gli elettroshock si poteva dormire facevo di quelle dormite e non perdevo le chiavi al manicomio e non dovevo stare attenta al resto della spesa ai messaggi in codice a essere brava a cucinare e pulire la casa lì potevo essere matta invece a casa dovevo essere sana sai
cara Alda Merini lo so che mi capisci perché quando quelli del Costanzo sono venuti a casa tua ho visto che anche tu non è che sei un granché come donna di casa era tutto un casino anche il muro dietro al letto pieno di numeri di telefono scritti sul muro proprio con la matita o col rossetto ma tu sei una poetessa ti perdonano tutto e con le tue poesie puoi scappare io ho solo le medicine per resistere per essere una brava donna di casa e una brava mamma un giorno me le hanno sospese sapessi come era bello sentivo tutto vedevo tutti i colori erano vivi i colori e i miei figli erano così belli che fortuna avere avuto due figli così belli ma poi il salumiere mi guardava in quel modo mi mandava messaggi d’amore in codice sentivo la sua voce nella testa tutto il giorno e niente non ce la facevo correvo dalla mia dottoressa e dicevo non ce la faccio mica a gestire tutta questa vita è troppo troppo non ce la faccio a gestirla che poi voglio fare l’amore col salumiere e dopo tornava a rallentarsi tutto le giornate tornavano in bianco e nero e il salumiere non mi guardava più con gli stessi occhi e quando mi dava il resto ritirava la mano veloce senza mandare messaggi in codice
cara Alda Merini la prima volta che vengo a Milano mi faccio portare in una libreria per comprare le tue poesie così potrò dirti che ho letto le tue poesie e non che ti ho vista da Costanzo ma prima voglio anche andare a fare un giro alla Rinascente perché ho una passione come te per i rossetti sono sempre stata vanitosa ma non come te che hai detto che eri un’ape furibonda io ero timida da ragazza e poi gli elettroshock e tutte quelle medicine mi hanno fatto andare al rallentatore per tutta la vita furibonda proprio non lo sono mai stata non ho mai preteso niente non sono mai stata lamentosa mi bastava anche così forse tranne quando sospendevano per un po’ le medicine allora anch’io in quelle ore diventavo un po’ come te forse in quei momenti io ero un po’ come la grande Alda Merini la poetessa ero una piccola ape furibonda ero una piccola ape furibonda anch’io sai

Distinti saluti, tua
Agnese

 

words © Linda Ronzoni
image © Giuliano Grittini

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This post was written by Federico

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