Chi mangiamo stasera?

Il monaco giainista cammina lentamente, piegato in avanti. Con una piccola scopa pulisce la strada davanti a sé per non calpestare le formiche o i piccoli insetti invisibili all’occhio.
Il monaco giainista filtra l’acqua prima di berla per evitare di ingerire piccoli organismi.
Il monaco giainista non si ciba dei vegetali la cui raccolta comprometta la vita o lo sviluppo della pianta.

Ho passato questo ultimo anno a leggere soprattutto saggi sugli alberi e sugli animali.
Mi sono appassionata di neurobiologia vegetale leggendo Stefano Mancuso, letteralmente rapita dal racconto di come le piante annusino, ascoltino, comunichino e imparino.

Ho scoperto grazie a Merlin Sheldrake che i funghi sono organismi capaci di cooperare, che digeriscono la plastica, possono influenzare intere società, sanno affrontare problemi complessi; alcune specie cresciute nel reattore di Chernobyl fanno ipotizzare che potrebbero rivelarsi utili per bonificare aree contaminate. Le muffe mucillaginose sanno trovare la strada più breve per uscire da un labirinto, capacità incredibile che ci obbliga a rivedere la nostra idea di cervello e il nostro modo di intendere espressioni come risolvere problemi, prendere decisioni, imparare e ricordare.

Ho letto che molti pesci sono imparentati più con noi mammiferi che tra di loro, che molte specie marine sono più abili degli umani negli esercizi di memoria, che le balene appartengono alla famiglia degli ungulati, la stessa dei cervi. Che le scimmie sono in grado di esprimere amore, odio, paura, vergogna, disgusto ed empatia. Sentimenti complessi considerati storicamente non ascrivibili al mondo animale.
Ho imparato che il polpo è una creatura mite e curiosa, sa usare gli strumenti, è in grado di imitare, ingannare e ha senso dell’umorismo.

Poi mi sono impelagata con gli scritti sull’animalismo e sull’antispecismo.
Ho scoperto che la prima società vegetariana italiana è stata fondata nel 1952 da Aldo Capitini, che scrisse: «Non sono lontano dal pensare che gli uomini arriveranno veramente a non uccidersi tra di loro, quando arriveranno a non uccidere più gli animali».
Sempre lui disse che anziché dire cosa mangiamo oggi? dovremmo dire chi mangiamo oggi?
Poi ho cominciato a leggere un libro sul Giainismo.

Intanto.
Una notifica di Pinterest mi consiglia un nuovo profilo da seguire. Quando ho attivato le notifiche? Come si tolgono?
Ordino su Amazon le mascherine chirurgiche colorate. Colorate fa la differenza.
Inforno un’orata con pomodorini per cena. Orata pescata. Pescata fa la differenza.

So che togliere le notifiche, non ordinare più su Amazon, impattare il meno possibile con le mie scelte alimentari sulle risorse del pianeta Terra non servirà a rendermi una persona migliore né a farmi sentire meno in colpa. Non farà una vera differenza. Allevierà, alleggerirà di qualche grammo il peso sulle spalle.
Meritiamo di estinguerci, si legge sempre più spesso sui social.
Antropocene. Siamo la prima generazione che si attribuisce la responsabilità della catastrofe.
O questo è un altro modo per essere, una volta di più, dei piccoli egocentrici?
Protagonisti sempre e comunque. Anche della fine del mondo.
Forse le letture di questo ultimo anno allora mi suggeriscono un alleggerimento, una distrazione. Il ridimensionamento del posto dell’uomo nell’universo: il ribaltamento delle gerarchie è un pensiero che mi fa tirare il fiato.
L’uomo come un granello nel cosmo, una narrazione tra le possibili narrazioni.
Fermiamoci un attimo, facciamoci da parte, giusto un centinaio di anni.
I funghi sapranno trovare un’uscita di emergenza molto prima di noi.


Bibliografia
Merlin Sheldrake, L’ordine nascosto. La vita segreta dei funghi (Marsilio, 2020)
Peter Godfrey-Smith Altre menti. Il polpo, il mare e le remote origini della coscienza (Adelphi, 2018)
Paul Dundas Jainismo. L’antica religione indiana della non-violenza(Castelvecchi, 2005)
Matteo Meschiari, La grande estinzione. Immaginare ai tempi del collasso(Armillaria, 2019)
Credits
image © Kathleen Ryan
text © Linda Ronzoni – Direttrice Creativa Il Lazzaretto

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Questo articolo è stato scritto da Federico Basile

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