Coco, Pestifera #06

Il 5 è sempre stato il mio numero preferito.

Abitavamo in Rue Saint Eustache al numero 5, quando sono nata. Eravamo 5 fratelli.
A scuola dalle suore ero la quinta in ordine alfabetico sul registro.
Quando ho cominciato a cantare mi esibivo in un locale che si chiamava 55 e lì ho conosciuto Etienne e la mia vita è cambiata.
Ho cominciato a inseguire gli uomini e ho perso il mio numero.

Ma perlomeno Etienne mi ha fatto scoprire la passione per i cavalli e cavalcare mi ha fatto scoprire che volevo essere una donna libera.
Quando ho cominciato a fare la sarta ho progettato pantaloni e vestiti comodi, ho accorciato le gonne e mi sono tagliata i capelli corti. Ho cucito dei vestiti per donne che potessero correre, andare a cavallo, in bicicletta.
Fino ad allora le donne dovevano farsi stringere il corsetto dalla cameriera, farsi infilare le maniche, perché da sole non potevano vestirsi. La donna nuova che ero diventata, tutte le donne nuove che stavano per sbocciare col nuovo secolo, avevano bisogno di vestiti nuovi.

Dicono che la mia passione per il bianco e nero sia nata quando ero piccola e l’unico esempio di eleganza erano le tonache delle suore.
Dicono che sono così ossessionata dagli uomini perché mio padre ci ha abbandonate quando eravamo piccole. Dicono che sono irascibile e scontrosa.
Dicono che sono una volubile, una mezza pazza, un’eccentrica.
Dicono tante cose ma dovrebbero solo farsi da parte e lasciare che le rivoluzioni facciano il loro corso. Dovrebbero solo accettare che una donna possa fare una rivoluzione.
Sono presuntuosa? Dicono anche questo, ma ne ho passate così tante nella mia vita che non mi importa di quello che si dice di me. Ho perso mia madre, sono stata in orfanotrofio, ho fatto la fame, ho cantato in un nightclub per sopravvivere, ho preso e mollato tanti uomini, ho imparato a domare cavalli ingovernabili.
Dicono tante cose, non date retta, non perdete tempo coi pettegolezzi.

Ma, tornando a cose serie. Il numero 5.

La mia vita è andata avanti, ho avuto molto successo, è vero, e forse per questo a un certo punto mi sono adagiata, ho perso gli artigli, la fame, ho perso un po’ di magia.
Poi un giorno, per una strana coincidenza, l’ho ritrovato, il mio numero.

Camminavo per Rue Chambon, erano settimane che cercavo un profumo, un profumo che non fosse di rosa come tutti gli altri profumi, perché una donna dovrebbe sapere di rosa? Ma se non sa di rosa e non sa di mughetto, mi chiedevo camminando, di cosa deve profumare una donna?

Una donna dovrebbe sapere di bucato steso al sole, di ambra, come i profumi delle prostitute, di muschio come certe foreste inaccessibili, del freddo di certe mattine limpide, di viaggi verso Oriente! Ecco quello che volevo, mi sono detta.
Ho chiamato il mio profumiere e gli ho spiegato cosa avevo in mente. Un profumo mai sentito prima, per una donna che non è mai esistita prima.
Dopo qualche giorno è arrivato con dei flaconi di prova. Sopra a ogni bottiglia c’era un’etichetta con un semplice numero, solo per distinguere i campioni l’uno dall’altro.
Senza provarli sapevo già quale sarebbe stato il prescelto.

Il numero 5 si stagliava nero sul bianco dell’etichetta e prometteva già tutto.
Un mondo nuovo stava per aprirsi e io mi sentivo la sacerdotessa, pronta a battezzare questo nuovo corso.

Dicono che il 5 sia da sempre il mio numero preferito.
Dicono che da piccola, quando ero la quinta nel registro delle suore, abbia cercato di scappare di notte da una finestra. Dicono che da quando sono diventata famosa non ho mai più voluto vedere i miei fratelli e le mie sorelle. Dicono che la domenica quando speravo che mio padre venisse a trovarci, mi mettessi all’angolo della via facendo un gioco, provando a fare una magia. Chiudevo gli occhi e contavo fino a 5, eccolo ora lo vedrò, e poi ancora 5 e poi ancora…

Dicono un sacco di cose, si fanno un sacco di chiacchiere quando una donna è libera, ma voi non date retta.

Coco Chanel, pseudonimo di Gabrielle Bonheur Chanel (Saumur, 19 agosto 1883 – Parigi, 10 gennaio 1971), è stata una celebre stilista francese, capace con il suo lavoro di rivoluzionare il concetto di femminilità, ovvero proporre il modello di una donna imprenditrice, dinamica, sportiva, ironica, e di imporsi come figura fondamentale del fashion design e della cultura popolare del XX secolo.
Lavoratrice instancabile, Coco Chanel passò dal crescere in un orfanotrofio al vestire dive come Greta Garbo e donne di potere come la first lady Jackie Kennedy. Pur avendo intrattenuto per tutto il corso della sua vita relazioni amorose con celebrità come Igor Stravinsky, il duca Dimitri di Russia e il duca di Westminster, la famosa stilista terminò i suoi giorni nella solitudine di una suite dell’Hotel Ritz di Parigi.

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Questo articolo è stato scritto da Federico

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