Dolce far niente

Dicono che quest’anno sui portali la ricerca di ville con piscina superi di sei volte quella dell’anno scorso. Si impennano anche le prenotazioni nei camping; aria aperta e distanziamento sociale garantiti.
La parola d’ordine, così dicono i giornali, è: lentezza.
Dicono che quest’anno si tornerà alla villeggiatura, come gli antichi romani, in villa a oziare.

Nel 2006 usciva in Italia una guida, ironica, colta, raffinata, alla nobile arte del dolce far niente. L’autore è Tom Hodgkinson, scrittore e giornalista nonché direttore di The Idler, rivista di culto in cui scrittori e umoristi dissertano sui temi dell’ozio e della pigrizia. L’ozio come stile di vita racconta in ventiquattro capitoli come opporre l’ozio alla schiavitù della cultura occidentale del lavoro.
In un mondo dominato dall’etica del lavoro, dell’efficienza, da martellanti messaggi che incitano a fare, produrre, guadagnare, consumare, Hodgkinson ci invita a coltivare l’arte della conversazione, contemplare il cielo stellato, indulgere in piccoli vizi, sognare a occhi aperti, dormire più del necessario e passeggiare senza meta: diventare dei flȃneur come Walter Benjamin che passeggiava per Parigi col suo taccuino in mano e una tartaruga al guinzaglio, o come Beethoven che scriveva musica nella sua testa mentre andava in giro a zonzo, o Victor Hugo che consacrava la mattina al lavoro sedentario e il pomeriggio al lavoro errante.
I maestri da cui trarre ispirazione sono parecchi, ci dice Hodgkinson.
Robert Louis Stevenson che nel suo saggio In difesa dei pigri del 1877 sostiene che il luogo comune per cui l’ozio sia uno spreco di tempo è un concetto pericoloso messo in giro da gente priva di spiritualità, Ogni persona creativa, scrive, ha bisogno di lunghi periodi di languore, indolenza e occhi rivolti al soffitto per poter sviluppare delle idee.
Oscar Wilde che sostiene che l’inazione è nobile, l’azione è per perdenti, nel suo saggio Il critico come artista del 1890, ribadisce: “l’azione è il rifugio di persone che non hanno assolutamente niente da fare, la sua base è la mancanza di fantasia, è l’ultima risorsa di coloro che non sanno sognare”.
John Lennon che incarna il paradosso dell’ozioso produttivo e che scrisse pezzi come I’m only sleeping, I’m so tired e Watching the Wheels. Nel 1969 rimase a letto con Yoko Ono per una settimana senza fare assolutamente nulla, per la pace mondiale.
Hodgkinson dedica due interi capitoli al restarsene a letto e a tutti gli oziosi che nei secoli hanno indugiato in posizione orizzontale, rigirandosi dall’altra parte quando il mondo li chiamava all’azione. Cartesio che dal suo letto risolveva problemi matematici e che dell’inattività fece il centro della sua filosofia, Sherlock Holmes che all’ennesimo caso risolto rispondeva: “ci sono arrivato standomene sdraiato fra cinque guanciali”, il grande letterato cinese Ou-Yang Hsui che diceva che c’erano tre posizioni in cui scriveva al meglio: sul guanciale, a cavallo e al gabinetto. E Einstein che ha un’idea fondamentale della sua teoria della relatività in sogno.
Intorno a noi, dice Hodgkinson, ci sono un sacco di persone che cercano di farci fare qualcosa, l’ozioso è un pensatore e i pensatori non sono benaccetti dalle istituzioni, voi resistete, siate pigri, non fate niente!

Comprate questo libro, non lo troverete più nella splendida versione con sovraccoperta ma va bene anche la versione economica, e durante la vostra villeggiatura a bordo piscina, per onorare tutti i grandi oziosi del passato e del presente, fate un atto sovversivo e rivoluzionario: non leggetelo.
Aggiungetelo alla lunga lista di libri da leggere, di cose da fare, e leggetelo a settembre, quando sarete tornati in città. Per ora statevene mollemente sdraiati, per il resto ci sarà tempo.

Linda Ronzoni
Direttrice Creativa Il Lazzaretto


Bibliografia
Tom Hodgkinson, L’ozio come stile di vita [BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2006]

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Questo articolo è stato scritto da Federico Basile

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