Il libretto delle istruzioni
Se pensiamo a un bambino lo immaginiamo come un vaso?
Come un pezzo di creta?
Come un fiore?
Quando abbiamo cominciato ad andare a scuola, ma forse anche molto prima, ci siamo sentiti dei vasi? Dei contenitori vuoti che gli adulti dovevano riempire con conoscenze e nozioni, con il senso di giusto e di sbagliato?
O eravamo dei blocchi di creta da modellare secondo le aspettative dell’adulto di turno. Genitore, insegnante o allenatore.
Immagino che quasi nessuna sia stata trattata come un fiore, rispettata nella propria energia vitale e con la propria potenzialità, un fiore che ha bisogno semplicemente di un ambiente favorevole per dispiegarsi in tutta la sua bellezza.
Vaso, creta o fiore? Né riempire, né plasmare, ma educare è il titolo di un libro di Francesco Codello, filosofo e pedagogista, che riflette su un approccio educativo libertario, inserendosi in un contesto di ricerca che affonda le sue radici nei primi esperimenti di Lev Tolstoj e che ha prodotto progetti educativi in tutto il mondo tra cui la Scuola di Summerhill che è forse l’esempio più noto.
In poche parole, ma ci sarebbe tanto da dire, l’educazione libertaria mira a sviluppare una capacità di pensiero critico, attraverso il confronto, la discussione e la libera espressione, permettendo agli studenti di analizzare le informazioni e di formare liberamente le proprie opinioni. Sono aboliti il concetto di autorità e gerarchia.
Un bambino di quattro anni fa circa 300 domande al giorno.
Dopo i quattro anni la quantità di domande decresce in modo significativo. Gli adulti tirano un sospiro di sollievo. Le domande arrivano a spegnersi progressivamente nel corso di tutti gli anni di scuola.
Cosa è successo alle nostre domande di bambini?
Cos’è successo alle mie domande?
Forse, siccome siamo stati vasi o blocchi di creta riempiti e plasmati molto in fretta, ci siamo abituati a dover mettere tutto in ordine, ad avere paura delle domande, a sentire il bisogno di stare in un posto sicuro che è quello delle risposte giuste, che poi non è sicuro è solo disciplinato. Non c’è spazio per l’incertezza, l’indistinto, il destabilizzante, il vulnerabile.
Le nostre domande di adulti non sono mai domande curiose, da principiante.
E questo è ovvio: dopo anni di educazione repressiva chi ha voglia di esporsi all’errore? Di risentirsi come da studenti col professore o da subalterni col capo?
A volte le domande sono solo un disperato tentativo di capire tutto, bruciando le emozioni. Un metodo per ottenere informazioni. Rimettendo ogni cosa al suo posto.
Quanti adulti sono realmente in grado di cambiare idea?
Soltanto gli uomini liberi possono cambiare idea e sorprendersi, diceva il filosofo Ivan Illich.
E quindi, siccome non siamo libere, non siamo più in grado di usare le domande nella loro forma più pura, ossia come armi per la critica e per la trasformazione?
Siccome ci hanno cresciuti fragili e dipendenti abbiamo molto più bisogno di avere delle regole e delle restrizioni piuttosto che delle vere domande aperte?
Abbiamo bisogno del libretto di istruzioni, come se fossimo dei frigoriferi?
間 è un kanji giapponese composto dall’ideogramma sole 日 e porta 門.
Significa pausa, intervallo, spazio.
Ecco, io la domanda me la immagino così. Una porta socchiusa da cui filtra il sole.
Non è chiusa e non è spalancata.
E non è una parola, è prima ancora un segno grafico che va oltre la semplice possibilità letterale. In quel segno il tempo e lo spazio sono interconnessi.
Dietro quella porta socchiusa è come se si accalcassero le 300 domande di ogni bambina e di ogni bambino di quattro anni.
E io provo a ricordarmi com’ero a quell’età per capirle tutte.
Testo scritto da Linda Ronzoni, direttrice di Il Lazzaretto
Gli editoriali del 2025 sono illustrati dall’artista visivo Andrea Q . In direzione del Festival, editoriale dopo editoriale, le sue opere offriranno sguardi intorno al binomio Potere-Piacere.
Per la newsletter di questo mese l’illustrazione di Andrea Q è: “Virtù e vizi delle forme”.
Categorised in: L'editoriale
This post was written by Federico
2 Comments
Interessante questa riflessione su chiedersi cos’è una domanda…..
Questa porta socchiusa da cui filtra la luce che ci aiuta a vedere, interrogarci, discernere.
Grazie .
Grazie Nicoletta