La parola tedesca heimlich significa: che appartiene alla casa

La mia professoressa di italiano delle medie, gesticolando col suo enorme anello d’ambra, sta spiegando che mostruoso significa ‘che fa mostra di sé’. Riemergo dalla mia fantasia ad occhi aperti e metto a fuoco le sue parole che prima erano un brusio indistinto in lontananza. Che fa mostra di sé, ah ma quindi il mostro è una meraviglia!
Mi prende un’imprevista allegria, come quell’altra volta che avevo scoperto che divertirsi aveva origine da volgere altrove, deviare.
Alcune scoperte mi facevano stare così, mi mettevano di buon umore.
Solo alcuni anni più tardi avrei capito meglio quella felicità; è che a me non facevano paura i mostri ma piuttosto tutto quello che era ordinario, ripetitivo, il binario morto, il vuoto delle cose sempre uguali. La quotidianità con le sue regole senza fantasia.

I mostri tendenzialmente mi mettevano di buon umore, avevo un’attrazione per tutto ciò che rompeva la regola, si annunciava come straordinario.
Idra, Chimera, Arpia, Medusa, esseri prodigiosi mezzi leoni mezze capre, con capelli di serpenti, che sputavano fuoco, che pietrificavano con lo sguardo. Figli di, madri di, sorelle di, alberi genealogici incasinati e storie che rimandavano a significati, simboli e segni da decifrare.
Non mi spaventavano nemmeno Frankenstein, King Kong, Dracula, gli Zombie. Perché era facile distinguere il male dal bene. Tutto era, seppur meno fantasioso e distante rispetto alle chimere & Co, ancora collocato in un luogo separato da me, nell’allegorico e nel simbolico.

Poi però al cinema sono arrivati i mostri invisibili che si insinuavano dentro i corpi e se ne impossessavano, Alien o La Mosca.
E poi Twin Peaks. La scena dello specchio in cui l’assassino e il padre appaiono e scompaiano, si sdoppiano e ricongiungono, mi fa venire la pelle d’oca ancora adesso.
I mostri non erano più esseri ibridi dall’apparenza spaventosa ma esseri umani spezzati, danneggiati, corrotti. Il mostro adesso era così vicino da essere dentro.

In tedesco Heimlich significa: che appartiene alla casa, familiare, domestico, ma ha anche un secondo significato: nascosto, celato.
Nel 1919 Freud pubblica il saggio Das Unheimlich, in italiano tradotto come Il Perturbante. Perturbante è qualcosa di famigliare e di estraneo allo stesso tempo. Che appartiene alla casa ma che è fuori dalla casa.
Bambole che prendono vita, case abitate da fantasmi, facce che non si riflettono negli specchi o che invece si deformano in altre facce, i gemelli, il genio maligno che controlla ogni cosa, la confusione tra realtà e immaginazione. Queste sono alcune delle situazioni stranianti che ci perturbano, dice Freud, perché ci ricordano sistemi di credenze rimosse o provenienti dall’infanzia, ci rivela un modo di pensare primitivo, magico e sovrannaturale, che pensavamo di aver superato.
Il perturbante non è un sentimento sempre esistito, è un prodotto storico, nasce a un certo punto nella cultura europea. È un sotto-prodotto dell’Illuminismo, ovvero di un modo di pensare che rigetta tutte le “superstizioni” quindi il magico e il religioso.

Dov’è finita Medusa coi suoi serpenti? Dov’è finito Dracula affamato di sangue?
Siamo restati soli senza credere più a niente?
Non ci è restata nemmeno la paura, il panico quello proprio del dio Pan, abbiamo il Perturbante, lo spavento che ci ricorda che quello che abbiamo buttato fuori casa è ancora in casa, anche se l’abbiamo relegato nel buio della cantina.

Ho buttato via gli dei e così ho perso anche i mostri?
E l’unico mostro che mi è restato sono io?


Testo scritto da Linda Ronzoni, direttrice di Il Lazzaretto
Immagine generata in dialogo con Intelligenza Artificiale

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Questo articolo è stato scritto da Federico

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