Nina, Pestifera #12

Ehi, Ehi, Ehi, smettetela di starnazzare come galline impazzite o dovrò tirare fuori la mia pistola.
Pensate stia scherzando? Non sono salita su questo palco per sentire questi urletti isterici.
Come dici? E chi saresti tu?
Non me ne frega niente se mi ami, perché dovrebbe fregarmene?
Me ne fregava qualcosa quando ero giovane, pendevo dalle labbra di chiunque mi desse un briciolo di amore.
Mi facevo anche menare pur di avere un po’ di attenzione, avevo bisogno di persone a cui piacere, per piacere a me stessa. Mi sembra di non farcela da sola. Quante botte mi ha dato il mio primo marito…
Adesso sono vecchia non ho più bisogno di quella roba.

Non applaudite! Non c’è niente da applaudire!

Pensate che sia ubriaca? Beh non lo sono, vedete di mettervelo bene in testa! Perché se mi mancate di rispetto, pensando che sia ubriaca, non comincio neanche a suonare e me ne vado, ma voi dovete pagare ugualmente e io prenderò lo stesso i miei soldi.
Io sono un genio, non sono il vostro clown. Nella nostra categoria sono quasi tutti dei cialtroni. Io sono un artista, non un’intrattenitrice. Un genio… eppure cinque case discografiche mi devono ancora dei soldi.
Serpenti ladri invertebrati.

Io sono una diva come la Callas, non dovete scambiarmi per una qualsiasi cantante blues. Ok?
Ehi tu, cosa blateri? Stai zitto e lasciami finire!
La Callas non si esibiva su un palco ubriaca e con una pistola nella borsa, è questo che stavi dicendo?
Ah sì? Ma che ne sa la Callas della rabbia? Che ne sa la Callas della paura?
Per caso suo nonno era uno schiavo? Per caso è stata rifiutata, quando era poco più che una bambina, dalla più prestigiosa scuola di musica classica degli Stati Uniti, perché era nera?
Lei poteva essere una regina, vivere la sua vita, non doveva dare voce a nessun altro. Lei non è nata nera negli Stati Uniti. A me è cambiata la voce quando ho deciso di cantare cosa è stato fatto alla mia gente.
Ho avuto una voce pre-rabbia e una voce post-rabbia. Una voce quando cantavo le canzoni d’amore e una voce da Mississipi Goddam in poi.

Sono una regina anch’io, come la Callas, ma una regina incazzata, volgare, imprevedibile.
Qualcuno di voi sa dirmi come dovrebbe fare una regina a camminare nel fango e riuscire a mantenere la sua grazia?

Sì, ecco, bravi adesso potete applaudire. Giusto, applauditemi tutti: sono una regina nera!

Io e la Callas.
Abbiamo avuto un dono, io e la Callas.
Non ho sviluppato di proposito un interesse verso la musica. Era un dono di Dio. La musica è un dono e un peso che porto fin da quando ricordo di esistere. Sono nata, con la musica.
A sei mesi riconoscevo le note senza che nessuno me le avesse insegnate. Quando non avevo ancora tre anni suonavo pezzi classici al pianoforte. Qualsiasi tipo di musica mi faceva tremare d’estasi, come se il mio corpo fosse un violino e qualcuno mi strofinasse sopra un archetto.

Ehi tu, finiscila di urlare, ricomincio a cantare quando lo decido io, chiaro?
Voi siete qui per ascoltare non per pretendere, cosa abbiamo detto: sono forse il vostro clown?
Dovete stare in perfetto silenzio. Se non siete capaci di ascoltare potete andare pure all’inferno. Non ho bisogno di voi.
Potrebbe essere l’ultima volta che mi sentite parlare da un palco.
Non voglio vivere oltre i sessant’anni, voglio godermi il frutto della mia fatica adesso, prima che gli altri mi considerino vecchia, non voglio essere ancora qui a sessantanove anni o settant’anni.
Non voglio ingrassare più di così e non voglio perdere la voce.

La mia voce è tutto quello che ho. La mia voce è così potente che tutti hanno paura di me.
Avete paura di me?
La mia voce ti ferisce e ti costringe a pensare, e lo fa di punto in bianco. Quando una donna nera ascolta le mie canzoni si mette a piangere, oppure le viene voglia di uscire e uccidere qualcuno.
Non è così?
Ehi bella non dicevo a te, ho detto le donne nere!

È come quando un fulmine colpisce una città, o come quando si forma un uragano o un tornado. Via via diventa sempre più forte e quando si sposta sull’oceano le onde diventano sempre più grandi. Onda dopo onda costruisce un muro d’acqua, diventa sempre più forte. Così io vedo la mia voce.

Sì adesso ve la faccio quella maledetta canzone, ho inciso trentacinque album e voi volete solo quella cavolo di canzone. Potrei farvi Bach, Beethoven, Rachmaninov, ma voi volete la hit di successo.
Bene, ai vostri comandi. Cosa abbiamo detto: sono forse il vostro clown?

Questa è l’ultima. Poi da bravi andate a casa senza farmi arrabbiare.
Non fatemi tirare fuori la pistola che ci metto un attimo.

Nina Simone, nome d’arte di Eunice Kathleen Waymon, (Tryon, 21 febbraio 1933 – Carry-le-Rouet, 21 aprile 2003) è stata una cantante, pianista, scrittrice e attivista per i diritti civili.
È stata soprattutto un’interprete jazz, anche se la sua formazione era incentrata sulla musica classica.
La sua musica affronta temi sociali e politici come la discriminazione razziale, la povertà e l’oppressione femminile, facendo della sua arte un potente strumento di protesta contro le ingiustizie del mondo.

Mississipi goddam è la sua prima canzone di protesta, scritta nel 1964, ispirata a una serie di omicidi a sfondo razziale di persone afroamericane, tra cui un giovane attivista e quattro bambine uccise dal Ku Klux Klan.

Nel 1987 Chanel usa la sua My baby just cares for me per uno spot pubblicitario e moltissimi riscoprono la sua musica e lei si è trasforma in un’icona del jazz. Nel 1987, Nina Simone entra nelle classifiche inglesi con My baby just cares for me, brano di quasi trent’anni prima.

Due giorni prima di morire il Curtis Institute, la scuola che l’aveva rifiutata da ragazzina, le conferisce una laurea a honorem, Doctor in Music and Humanities.

Come aveva predetto è riuscita a morire a sessant’anni.

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Questo articolo è stato scritto da Federico

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