15 secondi

Marcel a colazione beve due tazze di caffè forte con un po’ di latte, servite in una caffettiera d’argento con incise le sue iniziali. Il caffè deve essere ben pigiato. Mangia anche un croissant, che la sua cameriera prende in una panetteria dove fanno croissant croccanti e golosi, e lo inzuppa nel caffè.
Marcel ama leggere l’orario dei treni. Non certo perché voglia partire. Bastano i nomi delle stazioni di provincia a fornire alla sua fantasia materiale per costruire interi universi narrativi.
Marcel è abbonato a un servizio telefonico per ascoltare l’opera comodamente sdraiato nel letto.
Marcel soffre di asma e poiché le crisi capitano più frequentemente di giorno, vive di notte; va a dormire alle sette del mattino e si sveglia alle 4 del pomeriggio.
Marcel ha qualche problema digestivo e per questo cena almeno otto ore prima di andare a dormire: due uova con salsa alla panna, un’ala di pollo arrosto, tre croissant, un piatto di patatine fritte, un po’ d’uva, del caffè e una bottiglia di birra.
Marcel soffre di stitichezza permanente che cura ogni due settimane con un forte lassativo.
Marcel crede che i vestiti vecchi siano meglio di quelli nuovi. Nutre un profondo attaccamento per le vecchie sciarpe e i vecchi fazzoletti.
Marcel prima di andare a dormire indossa sempre mutande che devono stare ben strette intorno allo stomaco e devono essere fermate da una spilla particolare. È capitato che stesse sveglio tutto il giorno perché aveva perso la spilla.
Marcel è molto generoso se una cena gli costa 10 franchi aggiunge 20 franchi per il cameriere.
Marcel è un ascoltatore curioso di tutto, ma immancabilmente i racconti degli altri sono sempre troppo frettolosi, approssimativi, grossolani. N’allez pas trop vite, è solito dire Marcel, précisez, mon cher, précisez!

Marcel ha sempre freddo. Anche in piena estate indossa un cappotto e quattro maglioni; se è costretto ad andare a cena di solito tiene il cappotto anche a tavola. Questo non gli impedisce di avere sempre le mani fredde, dicono i suoi commensali.
Marcel passa gli ultimi tredici anni della sua vita a letto, le ginocchia piegate per fare da scrivania, dedicandosi al suo romanzo. Sette volumi, più di cinquemila pagine. Per l’esattezza 9.609.000 caratteri. Guinness dei primati. Il romanzo più lungo della storia, segue Guerra e Pace, staccato di varie lunghezze.
Marcel scrive frasi lunghe, serpentine, imperfetto dell’indicativo, cinque pagine per descrivere quei dolci che sembrano stampati nella valva incavata di una conchiglia di Saint-Jacques.
Marcel scrive una frase che se prendi tutte le parole e le metti in fila misura quattro metri, che se potesse girare attorno alla pancia di un fiasco di vino girerebbe diciassette volte.
Marcel scrive un romanzo così lungo che suo fratello Robert dice che per trovare il tempo di leggerlo bisogna essere molto malati o essersi rotti una gamba.
C’è una regola che dice che 100 persone cominciano a leggere Proust, 70 si fermano al primo libro. Degli altri 30, dieci si fermano ai primi due libri, chi supera il terzo libro va avanti fino alla fine. Si chiama “Legge Proust”.

Marcel è il pedone che ci costringe a inchiodare sulle strisce pedonali e che si prende tutto il tempo, passo dopo passo magari un po’ in diagonale, per attraversare la strada.
Marcel è il tram che si profila piccolissimo in fondo alla via e che ci mette un secolo ad arrivare, bloccato dal traffico.
Marcel è un mulinello in mezzo a un fiume, la digestione sonnolenta del pranzo di Natale.
Marcel sono 33 tweet per spiegare cosa succede quando porti alle labbra una madeleine come facevi da piccolo da tua zia dopo averla intinta in un infuso di tiglio.

Eh no, sarebbe bello, forse, ma no, non tutto si può riassumere in un unico tweet di 280 caratteri, così come tutta la Recherche non si può riassumere in pochi secondi, anche se i Monty Phython ci hanno provato con la loro All-England Summarize Proust Competition, una gara in cui chiamavano i concorrenti a riassumere i 7 volumi del romanzo di Proust in 15 secondi.
Non è una questione di tempo è una questione di profondità. Puoi surfare su un tweet o infilarti in una tuta da palombaro e sondare lentamente gli abissi. Scegli, se puoi.
Marcel diceva che uno dei vantaggi di non andare troppo in fretta è che il mondo diventa più interessante. E poi ad andare piano si impara ad essere sensibili.
E, soprattutto, se hai perso qualcosa e lo vuoi ritrovare, che sia il tempo le chiavi di casa o l’intimità coi tuoi organi interni, sei costretta a non andare troppo veloce.

N’allez pas trop vite, mon cher, n’allez pas trop vite ci consiglia Marcel col suo cappottone pesante.


Bibliografia
Alain De Botton, Come Proust può cambiarvi la vita Guanda 1998
Thomas Girst, Tutto il tempo del mondo Add Editore 2020
Luca Glebb Miroglio, Alla ricerca della madeleine. Le ricette di Marcel ProustIl Leone Verde 2020
Credits
image © David Zwirner
text © Linda Ronzoni – Direttrice Creativa Il Lazzaretto

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Questo articolo è stato scritto da Federico Basile

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