La Peste è Mr Hyde
Io sono una che in metropolitana se il vicino mi sbircia nel giornale comincio a irritarmi e piego l’angolo della pagina per impedirgli di leggere. E spesso la metropolitana non la prendo proprio, così evito di affrontare il problema del giornale, i problemi di manspreading, sì gli uomini con le gambe larghe, e il mio problema coi confini.
Edward Hall, che ha coniato il termine prossemica, dice che ogni animale ha una distanza detta distanza di fuga. Per un antilope è mezzo chilometro, per una lucertola un metro e mezzo. Per gli esseri umani la distanza di fuga è detta anche spazio vitale e varia da cultura a cultura. Per un marocchino è di pochi centimetri per un inglese è di due metri.
In questi giorni di ‘almeno un metro di distanza’ mi sento legittimata ad assecondare questa mia irritazione patologica per l’eccessiva vicinanza di sconosciuti. Ma il riconoscimento ‘per decreto’ del mio uovo prossemico anziché calmarmi mi agita ancora di più. Se devo stare in fila fuori da un supermercato attendendo il mio turno friggo, se quella davanti si gira, se quello dietro si mette a 40 centimetri e pure un po’ di lato così se tossisce mi arrivano anche le sue microgoccioline.
Mi immagino di schiarirmi la gola e con pacatezza dire: Signori io ho problemi anche in metropolitana a Milano se uno mi sbircia nel giornale. Il mio uovo prossemico è una via di mezzo tra quello di una lucertola e quello di un inglese, ma soprattutto, qui parte il tono solenne, il Dpcm 8 marzo 2020 con le misure di contenimento del Covid-19 prevede sanzioni in caso di mancato rispetto della distanza di un metro tra persone, lo sapete?
In realtà da buona passivo-aggressiva rimango zitta con la mia fantasia che evapora, mi sposto due passi avanti e tiro su il bavero del cappotto contro le microgoccioline.
E voi, come state adeguando la vostra distanza di fuga?
© Linda Ronzoni
Categorised in: Racconti della Peste!
This post was written by Federico