L’anno che sta arrivando

Alzi la mano chi non è cresciuto con l’idea che la Terra appartenga all’uomo?
Ossia che l’Homo Sapiens sia l’unica specie titolata a disporre del pianeta in funzione delle sue necessità. La Terra è cosa nostra, e lo diciamo con l’innocenza e presunzione. E da dove proverrebbe questa investitura che ci rende i Signori del Pianeta? Lo siamo per nascita? Per diritto divino? O per superiorità rispetto alle altre specie?

Vediamo. Siamo la specie più numerosa, potremmo buttare lì, azzardando. Risposta sbagliata.
Dei 550 gigatoni di biomassa sulla Terra, gli animali costituiscono 2 gigatoni, i funghi 12 gigatoni, le piante 450 gigatoni, l’80 per cento della biomassa della Terra. Gli uomini con i loro 0,06 gigatoni contano per lo 0,01 per cento. Per numero dunque la sovranità della Terra dovrebbe appartenere alle piante.

Allora, va bene, non siamo i più numerosi ma sicuramente siamo migliori di qualsiasi altra specie: chi ha dipinto la Cappella Sistina? Chi ha scritto la Divina Commedia? Chi ha inventato la penicillina? Dai, qui vinciamo facile.
Ma se, come sosteneva Darwin, l’obiettivo della vita è sopravvivere, allora vorrebbe dire che la specie migliore è quella più adatta a vivere…

Vediamo. L’homo sapiens c’è da 200 mila anni, il Ginko Biloba da oltre 250 milioni di anni, gli equiseti da 350 milioni di anni.
Alzi la mano chi crede sia probabile che l’uomo sopravviva per altri 300 milioni di anni.
Vedo poche mani.
Quando le felci, i batteri e le muffe saranno sopravvissute all’ennesima catastrofe apocalittica forse potranno scherzare tra loro riguardo al fatto che il grosso cervello degli umani non era affatto un vantaggio ma uno svantaggio evolutivo.

Allora, facciamoci un regalo per l’anno che sta iniziando: impariamo dalle piante come garantirci la sopravvivenza, mettiamoci in osservazione, rallentiamo, calmiamo la nostra frenesia, usiamo il nostro grande cervello per rivedere e ridimensionare il nostro ruolo nel mondo. Inchiniamoci di fronte alla grande bellezza dell’equiseto con la stessa soggezione e lo stesso stupore con cui guardiamo su verso le due dita che si stanno per toccare, di Dio e di Adamo, nella Cappella Sistina.


BIBLIOGRAFIA
Stefano Mancuso, La Nazione delle Piante (Laterza, 2019)
Antonio Pascale, Scienza e sentimento (Einaudi, 2008)
Guido Dalla Casa, L’ ecologia profonda. Lineamenti per una nuova visione del mondo (Mimesis, 2011)

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Questo articolo è stato scritto da Federico Basile

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